L’uomo

Antonio Barioglio è nato il 15 Ottobre del 1944 a Vigliano Biellese.

Dopo la maturità classica ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Torino.

Ha conseguito poi la specializzazione in Medicina Interna presso l’Università di Parma e la specializzazione in Gerontologia e Geriatria a Firenze con il Prof. Antonini.

Ha conseguito nel 1989 l’idoneità da Primario di Medicina Interna presso il Ministero della Sanità.

Dal 1972 al 2002 ha prestato servizio continuo – a tempo pieno – presso il Presidio Ospedaliero di Trivero come assistente, poi aiuto e infine Dirigente Medico. Ha lottato costantemente, oltre che all’interno della struttura, anche all’esterno per scongiurarne la chiusura.

E’ stato determinante per la creazione del servizio territoriale di domiciliarità e del CISSABO, lavorando come Responsabile del Servizio Socio-Assistenziale e Coordinatore Sociale dell’ex USSL 48 di Cossato (BI).

Ha contribuito all’apertura della RSA Madonna Dorotea di Bioglio, di cui è stato per anni Direttore Sanitario, garantendo degli standard di qualità innovativi per il periodo.

Ha lavorato come Direttore Sanitario a Casa Serena a Varallo, alla Borsetti di Mosso e al Cerino Zegna di Occhieppo Inferiore. E’ stato consulente presso la Reda di Vallemosso e membro del CdA del Belletti Bona.

Insieme a sua moglie, Emanuela Zanotti, e ad altri entusiasti volontari, ha fondato il Gruppo per gli anziani di Trivero nel 1978, rivolto a persone in stato di bisogno.

E’ stato docente di Medicina e Geriatria ai corsi ADEST e OSS.

Ha studiato e approfondito in modo continuativo le problematiche relative alla terza età e alla persona “fragile”, svolgendo anche indagini sociologiche sul territorio biellese.

Ha lavorato tutta la vita per cercare di garantire a tutti, soprattutto a chi possedeva minori risorse, un servizio sanitario ed assistenziale di qualità; la sua principale preoccupazione andava alle persone fisicamente e psicologicamente sole.

Si è spento nella sua casa a Trivero, circondato dalla sua famiglia e da tutti coloro che gli volevano bene, il 12 Settembre 2007.

Il modo migliore per descriverlo è attraverso le parole degli amici e di coloro che hanno vissuto e lavorato accanto a lui.

Caro Antonio, quando sei tornato da Novara ti stavi riprendendo: abbiamo fatto qualche passeggiata insieme, ricordando i magnifici anni passati all'ospedale di Trivero. Ventisette!...con le tue proposte per i nostri malati e per la gente dei nostri paesi (prelievi di sangue, Pronto Soccorso, assistenza domiciliare agli anziani, consultorio geriatrico...). Non sempre era facile starti dietro! Poi una telefonata di Elena ``Questa notte hanno ricoverato Antonio in ospedale: gli è venuto un ictus``. Sono venuto a trovarti: non parlavi ma capivi, sorridevi e rispondevi con il capo. Poi Ela, giustamente, decise di portarti a casa e venivo a trovarti lì. L'ultima volta ti portai l'uva americana bianca del mio giardino: ma Ela mi disse di non fartela vedere perché l'avresti voluta assaggiare e nella notte avevi respirato male, per il catarro che ti soffocava. Ero lontano ma Elena mi teneva informato: ``Sta un pochino meglio!``. Poi Mercoledì sera: ``Antonio non vede più, non sente più...``Ho pianto. E giovedì mattina: ``Antonio è morto ieri sera alle 22.10``.
Abbiamo pianto e pregato per te. Non ce n'era bisogno: tu eri già nel paradiso dei giusti.
Dott.Giuliano Ortone
Nelle mie intenzioni di preghiera sogno che Antonio sia arrivato in paradiso e lì abbia trovato una lunga fila di persone che pronte ad abbracciarlo dicendogli : “Finalmente sei arrivato!”…tutti quei pazienti, ammalati ed anziani, a cui si è dedicato con amore per tutta la vita.
Adriano Prederigo
Antonio era un collega e un amico straordinario; non c’era mai problema che lo scoraggiasse e non si tirava mai indietro. Avevamo cominciato a lavorare insieme nel momento critico in cui si fondavano le Ussl mettendo insieme persone e servizi delle più diverse provenienze per dare concretezza ad una riforma radicale che richiedeva prestazioni di nuovo tipo e altre strutture. Antonio si accollava sempre i compiti più gravosi , pensando sempre alla gente con grande umanità.
Dott. Luigi Savoia
Lo conoscevo da sempre, all’inizio solo per aver sentito parlare di lui, poi anche di persona. I commenti che facevano i pazienti e la gente comune erano tutti benevoli nei suoi confronti e questo è davvero raro. Era una persona speciale, uno che ha dedicato la sua vita pensando al bene degli altri, sforzandosi di fare sempre meglio. E tutto questo l’ha fatto in silenzio, in punta di piedi, senza cercare i riflettori ma guardando sempre al bene e ai problemi degli anziani o degli ammalati. E i risultati sono stati molti, primi fra tutti i servizi dell’ospedaletto, dove ha vissuto buona parte della sua vita; il centro diurno Alzheimer, la domiciliarità e i tanti interventi che lui e i suoi collaboratori hanno fatto sul territorio. Era davvero una persona disponibile e molto generosa, vicina a chi ne aveva bisogno. Sapevi che lui c’era e senza dire nulla te lo trovavi vicino per aiutarti nei momenti di bisogno. Lui e la sua famiglia hanno sempre tenuto la porta aperta, anche adesso, nel momento del dolore. Non ho mai visto tanta gente andare in visita a una persona e farlo davvero con il cuore. C’era in loro il senso del ringraziamento vero e questo è stato toccante e significativo. Per il nostro paese è una perdita grande, perché lui è stato una parte del nostro paese e delle persone che lo abitano. Non ha mai parlato male di nessuno, non gli interessava chi eri: lui ti aiutava e basta, senza troppe parole ma con i fatti.
Massimo Biasetti, sindaco di Trivero
Antonio era un medico per indole. Alla sera, tornando a casa stanco dal lavoro, cenava con la famiglia e poi si metteva sui libri a studiare, ad aggiornarsi. E trovava anche il tempo di dedicarsi al volontariato, sempre mirando la sua attenzione alle persone anziane oppure ai giovani con problemi, dal disagio alla tossicodipendenza. Non parlava, faceva. Non comandava gli altri, li ascoltava e dava per primo l’esempio. Quando qualcuno, familiare, amico o perfetto sconosciuto, gli poneva una domanda o gli chiedeva un favore, la reazione era sempre la stessa: fissava profondamente negli occhi, abbozzava un sorriso, stropicciava la barba e “non so darti consigli”, diceva. “Posso solo dirti come mi comporterei nella tua situazione. Ma non ho la verità in tasca.” Fine delle parole. Ma dal quel momento avevi un amico per la vita.
Luisa Nuccio
Grazie papà per essere stato l’albero sotto il quale ripararmi dalla pioggia in autunno e dal sole in estate, per avermi insegnato che la vita va vissuta in profondità con passione ma con leggerezza, senza troppo preoccuparsi di ciò che accadrà domani.
Grazie per aver percorso con me questo pezzo di sentiero che porta all’uomo, ricordandomi che la fragilità è una ricchezza che va protetta affinché nessuno debba più sentirsi solo… e quando mi addormenterò, questa sera, non avrò più paura.
Tua figlia Francesca
Sei tornato a casa, nella Cappella del Tuo Ospedale. Lì, dove insieme abbiamo condiviso momenti di fatica e di gioia, momenti di tensione e di serenità, speranze e delusioni. …ma soprattutto dove Ti abbiamo conosciuto nel Tuo essere più vero. E’ difficile e triste pensare che non ci sei più, che te ne sei andato, percorrendo anche Tu la difficile strada della malattia. Vogliamo dirti GRAZIE per quanto Tu hai dato ad ognuno di noi, nei piccoli-grandi momenti di ogni giorno condiviso, quando insieme ci fermavamo per la pausa-caffè, o quando in Pronto medicavamo un’ulcera, o al letto di un paziente decidevamo una terapia, o nelle notti insonni passate a chiacchierare appoggiati alla portiera di una macchina, o nelle lunghe conversazioni con cui condividevamo idee, progetti, programmi di assistenza, o nel sorreggere insieme un ammalato per accompagnarlo nel faticoso recupero del cammino. Ora siamo tutti qui, accanto a Te, i Tuoi colleghi e le Tue infermiere dell’Ospedale di Trivero, a cui Tu hai dedicato tante energie, tanto impegno, tanti progetti, i Tuoi sogni e i Tuoi ideali, che sono diventati un po’ anche i nostri.
Per tutto questo: GRAZIE ANTONIO!
Dott.sa Elena Ortone e il personale infermieristico dell’ ex Ospedale di Trivero
Antonio è stato un riferimento per metà della mia vita. Trent’anni di una grande amicizia. Era un uomo buono e taciturno. Somigliava alle sue montagne: puro come l’acqua di sorgente, generoso come gli alpeggi, autorevole come le alte cime. Se n’è andato lasciando sofferenza ma anche conforto. Il conforto di vedere quanto deve aver amato per essere così riamato.
Dott. Bruno Mazzocchi
…Riconoscente per il fatto che lui è esistito e per come è esistito.
Don Andrea Mariani
Ho avuto la fortuna di conoscere il dottor Antonio Barioglio e collaborare con lui nel corso dei molti anni in cui ha voluto dedicarsi alla sezione AVIS di Trivero. Ogni settimana, dopo il suo turno di lavoro, dedicava gratuitamente il suo tempo alla salute dei donatori di sangue, visitandoli e controllando periodicamente le analisi cui essi si sottoponevano nel corso delle donazioni. Sono stato testimone dell’affetto con cui ha saputo coinvolgere i volontari, mantenendo intatta e stimolando la loro passione per questa straordinaria forma di volontariato. Moltissime volte ho ascoltato e condiviso i suoi progetti a favore di anziani e ammalati della nostra zona.
Non potrò mai dimenticare tutto ciò che sei stato, tutto ciò che hai fatto: sarai sempre presente nei miei ricordi e nel mio cuore. Grazie, Antonio.
Gilberto Secco
Conobbi Antonio facendo tirocinio all’Ospedale di Biella, in medicina, dal prof. Casazza. Fu subito simpatia reciproca e nacque una profonda amicizia. Fui colpito, oltre che dalla preparazione, dalla sua generosità e dalla sua disponibilità al dialogo e all’ascolto degli altrui bisogni.
Divenne geriatra per vocazione, avendo individuato negli anziani la fascia più fragile di una società già allora poco attenta alle necessità dei più deboli. Era ricco di idee, sorretto dalla convinzione di poter contribuire all’evoluzione di una sanità pubblica di qualità come diritto inalienabile di ogni cittadino. Alcune sue proposte, difese con accanimento senza scendere mai a compromessi, trovarono campo di applicazione, risultarono innovative precorrendo i tempi e sono tuttora attuali. Dedicò tutte le sue energie professionali e non solo, all’ospedale di Trivero, che cercò di proporre come presidio decentrato, attento alle necessità della popolazione, soprattutto anziana, del Biellese orientale. La gente capiva il suo impegno, lo stimava e lo amava profondamente. Le istituzioni, invece, non sempre furono in sintonia con lui, come spesso succede con le persone fortemente impegnate con convinzione a proporre idee innovative, divenendo scomodi personaggi a volte osteggiati nelle “stanze dei bottoni”. La chiusura dell’ospedale di Trivero fu per Antonio un colpo tremendo, venendo a cancellare un trentennio di sogni, speranze, esperienze, successi. Le istituzioni non avevano capito il messaggio elaborato in quegli anni splendidi di lavoro condiviso, quasi una frontiera. La gente però aveva capito l’impegno di Antonio e la sua disponibilità assoluta e incondizionata divenne leggendaria.
La delusione di Antonio fu soprattutto la delusione della “sua” gente, che veniva a perdere il punto di riferimento e il conforto dell’amico medico. La gente non ha dimenticato questi anni: sono testimone dello sgomento suscitato dalla sua sofferenza. Il dolore della perdita è stato grande e la dimostrazione di affetto tributata alla salma esposta, come giusto, nella cappella del “suo” Ospedaletto, commovente e imponente. In tutti noi però, gente di questi paesi, il dolore e lo sgomento sono mitigati dalla consapevolezza di aver conosciuto un medico ma soprattutto un uomo giusto. Grazie, Antonio.
Dott. Tarcisio Fresia
Antonio si è speso per far diventare “normali” quei servizi che oggi sono a beneficio di tutti. Se penso alla fatica che fece, alle parole spese per convincere sindaci che non volevano capire… Spesso si dà tutto per scontato. Si guarda il “paesaggio” dimenticando chi l’ha costruito.
Dott. Guido Fusaro
Per me è stato un maestro. Anche se non saliva mai in cattedra. E parlava poco, lo stretto indispensabile. Insegnava con l’esempio. Oggi si parla di mettere il malato al centro del sistema sanitario; lui lo ha fatto da sempre. Invitando noi medici a uscire sul territorio e non a chiudere i servizi in fredde cattedrali.
Dott. Michele Sartore
Ciao Antonio. Buon viaggio e grazie.
Grazie per quella barba che sapeva di bontà anche quando non era natale,
grazie per quelle parole non dette, così grandi e rassicuranti, seconde solo alla tua umanità,
grazie per quelle serate a casa tua dove il tempo si fermava e tutto sembrava avere senso,
grazie per avermi insegnato che c’è sempre un buon motivo per lottare contro le ingiustizie piccole e grandi, vicine o lontane e che l’importante è provarci sempre, non tanto vincere sempre,
grazie per avermi aiutato ad essere qui adesso a lavorare nel sociale, a pensare a quel che è stato e a progettare quello che sarà e il pensiero vola a quel meraviglioso gruppo di persone che a Trivero vent’anni fa, attorno a te, lavorava perché il modo tornasse ad essere quello per cui forse originariamente è stato creato: un modo solidale e giusto,
grazie per aver avuto la fortuna di conoscerti.
Sergio Vivian
Mi rendo conto che spesso quanto abbiamo sotto gli occhi è ben nascosto. Lo osserviamo ma non ne percepiamo la forma vera né il significato. Riflettendo, come capita in certi momenti e in certe cause, mi sono accorto di non avere visto come meritava, il meglio di Antonio. I nostri rapporti erano amichevoli e affettuosi, riconoscevo ad Antonio le doti di serietà, di correttezza dei comportamenti, di preparazione professionale. Ma solo pensandolo durante la malattia e in morte, mi sono accorto di essere stato amico di una persona straordinariamente rara. Una persona che ha espresso al massimo grado le doti migliori di un uomo: il rispetto per il prossimo suo, la testimonianza come medici che dobbiamo essere al servizio del malato, un amore vero per i suoi malati, una dirittura morale e una grandissima onestà intellettuale, un disinteresse per ogni orpello. Antonio tutto questo non lo mostrava, ma sembrava addirittura nasconderlo. Tutto sembrava far parte di una normale fatica quotidiana. Abituati come siamo ad essere immersi in un mondo di “apparire”, mi dispiace di non essermi mai fermato abbastanza a guardare l'”essere” di Antonio e di essermi fermato a vederlo come stimato e affettuoso amico.
Dottor Adriano Guala
Non è facile ricordare il dott. Barioglio senza usare parole di circostanza perché prima di essere il valente medico che tutti conosciamo per la serietà e preparazione rivolete alla “persona”, è stato un amico fin dai tempi degli studi universitari.
Proprio queste sue qualità, non solo enunciate, le ha messe in pratica in qualità di consigliere di amministrazione dell’Istituto Belletti Bona, quando, anche contro coerente, è stato convinto e competente assertore dei cambiamenti attuati nell’Istituto per migliorare le condizioni nell’accoglienza assieme alle nuove politiche messe in atto per l’attenzione alla persona.
Lavorando senza mai apparire, ha appoggiato e portato avanti tutte le scelte proposte dall’amministrazione, dimostrando anche in questo ruolo tutte le capacità di uomo e di medico.
Grazie Antonio per gli insegnamenti e il ricordo che mi hai lasciato e che saranno di stimolo per continuare l’opera per l’Istituto e per tutti i suoi ospiti; alla famiglia il compito di realizzare i progetti che non sei riuscito a realizzare.
Alberto Mello Teggia, Presidente Belletti Bona