Il progetto Pollicino

L’associazione “Antonio Barioglio”, ha inserito il “Progetto infanzia” denominato “Pollicino” all’interno della sua mission nell’ottobre 2015.

In questi anni infatti, la conoscenza del territorio approfondita attraverso il lavoro quotidiano dell’associazione e il lavoro di rete con i servizi pubblici, hanno rilevato un bisogno pregnante da parte di molte famiglie con bambini piccoli che presentano gravi patologie e che non hanno supporti famigliari e amicali adeguati.

La fatica nella cura diretta del bambino insieme con la gestione delle attività quotidiane diventa in molte situazioni gravosa e difficile da coniugare.

Si lavora quindi su diversi fronti:

  • Sostenere i genitori e seguirli nell’educazione e nella crescita dei loro bambini.
  • Sollevare il genitore permettendogli e legittimando uno spazio personale -indispensabile a tutti i genitori- per potersi meglio occupare dei propri figli.
  • Aiutare le famiglie a crearsi una dimensione maggiormente comunitaria facendo da ponte nella costruzione di una propria rete che possa affiancarle nel tempo.
  • Collaborazione con la scuola.

Le famiglie che si stanno seguendo sono quelle isolate, sole, senza una rete di supporto, con bambini che presentano patologie importanti seguiti dalla Neuropsichiatria Infantile.

Venendo a conoscere meglio le famiglie si punta a rendere i genitori più consapevoli affinché possano accettare con più serenità la disabilità dei propri figli, modalità particolarmente difficile da interiorizzare, ma che permetterebbe un aiuto più concreto ed efficace.

…il “diritto alla cura e all’educazione” non può essere negato ad alcun bambino sulla base di mancanza di risorse

Nello specifico:

  • fare in modo che i genitori dei bambini con problemi si sentano meno soli, che le mamme si sentano libere di affrontare la quotidianità con un certo sollievo, che possano permettersi qualche momento di libertà con la certezza di avere affidato i loro piccoli in mani attente e sicure.
  • Aiutare i genitori ad acquisire consapevolezza del fatto che il bambino crescerà, per cui si aiuteranno ad inserire il bambino in una rete sociale attraverso lo sport, la scuola e le varie attività extra scolastiche.
  • Aiutare le insegnanti a capire che la disabilità può essere vissuta come una risorsa facendo leva anche sul concetto di solidarietà tra compagni.
  • Aiutare la comunità in genere a credere che il “diritto alla cura e all’educazione” non può essere negato ad alcun bambino sulla base di mancanza di risorse, anche perché il bambino non adeguatamente curato diventerà un adulto grave con conseguente costo sociale molto più elevato.

Le famiglie seguite ad oggi sono 12, in tutta l’area del CISSABO

I bambini seguiti presentano patologie importanti: autismo, sindromi rare, gravi ritardi mentali, gravi disturbi alimentari, malattie genetiche, ecc…

Elisabetta Bagnara è la persona di riferimento sia per le famiglie, sia per le insegnanti. Infatti il lavoro che svolge nelle scuole è determinante. Fa da collante tra insegnanti e genitori, da intermediaria nei casi di incomprensione, di aiuto nel far capire alle mamme l’importanza del lavoro a scuola, e alle insegnanti la miglior comprensione del comportamento del bambino nelle ore scolastiche, a volte così diverso rispetto a quello tenuto a casa.

Considerato che presso le scuole dell’Infanzia e la scuola Primaria sono presenti allievi con Bisogni Educativi Speciali, alcuni dei quali non ancora certificati o in via di certificazione, che non dispongono dell’insegnante di sostegno, l’intervento dell’associazione rappresenta un prezioso supporto ai rapporti relazionali e alla didattica.

Come sempre tutti gli interventi (anche quelli scolastici) vengono concordati con i professionisti della Neuropsichiatria Infantile di Cossato con cui c’è un costante rapporto di fiducia reciproca.

Lo stesso vale per le educatrici del CISSABO con cui la collaborazione è quotidiana, per i casi seguiti da entrambi i Servizi.